UAMA: l’export di armamenti italiano nel 2025 supera i 9 miliardi di euro

Il direttore dell’Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento (UAMA) del ministero degli Esteri, Giorgio Aliberti, è intervenuto ieri in audizione in commissione Esteri alla Camera, nell’ambito dell’esame della Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento relativa all’anno 2025.
“La Relazione mostra che nel complesso il valore del 2025 per le autorizzazioni è stato di 11,14 miliardi di euro, di cui 9,16 miliardi in uscita dall’Italia con un aumento del 19% rispetto all’anno prima, e 1,9 miliardi in entrata. Si segnala l’incremento di quasi il 20% del valore delle autorizzazioni individuali di esportazione. L’ammontare complessivo l’anno scorso è stato di 7,7 miliardi”, ha dichiarato il direttore.
“La costante crescita dell’export conferma la solidità dell’industria della difesa e la sua eccellenza a livello globale. In termini di andamento delle esportazioni nel settore – ha osservato – si rileva che la somma dei valori delle autorizzazioni nel quinquennio 2021-2025 è in calo rispetto al precedente. Questo è dovuto a picchi di valore del 2016, anno in cui c’era stata un’importante fornitura al Kuwait di 28 aerei da combattimento Eurofighter Typhoon per un valore di 14 miliardi complessivi e 7 miliardi per il Qatar.
Nel 2025 i primi 5 Paesi sono il Kuwait, grazie a una licenza di 2,6 miliardi, Germania, Stati Uniti, Ucraina e Francia. In linea generale il 2025 ha confermato le direttrici di esportazione. Anche Turchia, Egitto e India sono mercati importanti. A livello regionale c’è un forte incremento dell’area dell’Africa settentrionale e Medio Oriente, 37%, Paesi Ue membri della Nato 31% e Asia 12%. Le importazioni da 1,9 miliardi di euro, provenienti da 31 Paesi – ha detto ancora Aliberti – sono cresciute molto rispetto all’anno prima, di oltre il 160%. I principali Paesi fornitori sono stati la Svizzera, gli Stati Uniti, il Regno Unito. L’aumento delle importazioni dimostra che l’industria della difesa italiana è integrata con l’industria di alcuni Paesi partner chiave”.
Aliberti ha confermato la liceità delle forniture di armi all’Ucraina in deroga alla Legge 185 che vieta le forniture militari alle nazioni in guerra.
“L’Ucraina è in stato di conflitto armato a causa dell’aggressione russa e sta esercitando, con il sostegno dell’Italia e di tanti altri Paesi, il suo diritto alla legittima difesa. Quindi le esportazioni di armi verso l’Ucraina sono autorizzate nel pieno rispetto della legge 185”.
Circa le esportazioni verso Israele Aliberti ha dichiarato: “L’approccio del Governo rispetto all’export di armi verso Israele è stato da subito e resta oggi in linea con la normativa. Il Governo ha agito sin da subito nel pieno rispetto delle normative nazionali e internazionali, valutando con estrema prudenza la concessione di nuove autorizzazioni alle esportazioni verso Israele. Tenendo conto della normativa, e in assenza di embarghi Onu e sanzioni Ue, il Governo ha adottato un approccio molto restrittivo e non ha concesso nuove autorizzazioni alle esportazioni. Una sospensione che prosegue tutt’oggi”.
“È stato sospeso anche il rilascio delle autorizzazioni alla conclusione delle trattative contrattuali con Israele – ha aggiunto – L’Italia è uno dei pochi Paesi con un duplice sistema e prevede un controllo preventivo non solo sulla licenza ma anche al momento della stipula dei contratti. C’è una cautela particolare e un ulteriore blocco è stato posto anche su eventuali future forniture. Alla luce delle analisi condotte sulle licenze esistenti, autorizzate prima dell’intervento israeliano che presentavano residui non ancora completamente utilizzati, una licenza è stata prima sospesa e poi revocata in via cautelativa.
Le altre licenze già autorizzate sono state sospese in quanto i materiali non presentavano caratteristiche tali da poter essere impiegate verso la popolazione civile. Il Governo ha rispettato pienamente e continua a rispettare la normativa di riferimento e i meccanismi di controllo e vigilanza dell’esportazione di materiale di armamento sono pienamente applicati. È un approccio molto restrittivo – ha concluso. “Lo dimosrta la diminuzione nel tempo del valore delle esportazioni italiane di armamenti autorizzate da UAMA verso Israele sono passate da 28,7 milioni del 2019 a 0 del 2024 e 2025. L’approccio italiano è riconosciuto anche a livello internazionale”.
Quanto alle forniture agli Emirati Arabi Uniti Aliberti ha precisato che i materiali venduti dall’Italia “non possono essere riutilizzati o rivenduti, i contratti sono rigorosi, riguardano materiale di vario tipo ma non è pensabile che mentre noi vendiamo a loro prodotti nuovi, loro passano i vecchi in Sudan o in altri Paesi“. Gli Emirati Arabi Uniti “hanno un’industria fiorente, si tratta di collaborazioni industriali e dalla struttura della collaborazione non vedo il rischio di triangolazioni di prodotti italiani e neanche di prodotti vecchi loro. Riteniamo ci siano elementi di garanzia per cui questo non avvenga”.
In proposito ai transiti in Italia di materiali d’armamento stranieri diretti a paesi terzi Aliberti ha dichiarato che “rispetto ai transiti non c’è nessun vuoto normativo. I transiti che riguardano movimentazioni di società estere che passano per l’Italia e vanno in un altro Paese sono operazioni che non rientrano sotto il nostro controllo perché la legge è stata pensata per farci controllare le attività delle aziende italiane.
Sulle aziende italiane esercitiamo un controllo effettivo: ci sono circa 400 imprese iscritte al registro, le conosciamo, facciamo ispezioni e applichiamo sanzioni. Le società straniere non le possiamo seguire. In questi casi l’unico intervento possibile è da parte della prefettura. Quando si parla di merci di un Paese terzo verso un altro Paese terzo è il ministero dell’Interno che ha l’autorità di decidere e, secondo la norma, solo per ragioni di ordine pubblico e sicurezza nazionale può bloccare l’operazione.
Se parliamo invece di società italiane che ordina un prodotto dall’estero per un paese terzo lo fa spedire direttamente al Paese destinatario. In questo caso – ha osservato – parliamo di intermediazione e comunque ci devono chiedere l’autorizzazione, quindi i controlli ci sono“.
(con fonte Public Policy)
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