Fedorov consigliere di Crosetto: considerazioni ad ampio spettro

 

 

Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha incontrato il 28 luglio a Roma Mykhailo Fedorov, già ministro della Difesa ucraino e con una significativa esperienza nel campo dell’innovazione digitale applicata alla pubblica amministrazione e alla difesa. Lo ha annunciato lo stesso Crosetto con un comunicato che riportiamo qu sotto.

“Ho ricevuto la visita di Mykhailo Fedorov, già ministro della difesa ucraino e con una significativa esperienza nel campo dell’innovazione digitale applicata alla pubblica amministrazione e alla difesa. Occasione di approfondimento, in particolare, sul tema dei droni, dei sistemi unmanned e della difesa aerea, oltre a un confronto sull’evoluzione dell’ecosistema tecnologico.
In uno scenario caratterizzato da trasformazioni repentine e senza precedenti, nel quale il cambiamento costituisce una costante, è imprescindibile ricercare opportunità di confronto e di scambio di esperienze. Per questo sono lieto che Mykhailo Fedorov abbia accettato di offrirmi la sua consulenza quale Advisor per l’Innovazione della Difesa.

Oggi non basta più la semplice conoscenza delle nuove tecnologie: è essenziale la capacità di adeguare i processi organizzativi, trasformando rapidamente la sperimentazione in soluzioni operative utilizzabili su larga scala. I mutati scenari e le nuove modalità di conduzione dei conflitti richiedono infatti di rendere sempre più efficienti i processi di sviluppo e produzione nazionale coniugando l’eccellenza tecnologica con la capacità industriale e la rapidità di risposta alle sfide future”.

L’addetta stampa d Fedorov, Snizhana Rakcheieva, ha precisato che l’ex ministro “ha accettato di fornire consulenza al ministro della Difesa italiano a titolo gratuito e da esterno sulle moderne tecnologie belliche e sullo sviluppo dell’innovazione nel settore della difesa“, sottolineando che “Fedorov continuerà a vivere e lavorare a Kiev”.

Su X Fedorov ha scritto che “abbiamo dato il via a un viaggio di lavoro internazionale con il nostro team, incentrato sull’avanzamento delle nostre nuove iniziative in digitalizzazione e tecnologie di difesa. Prima tappa un incontro con il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto. Ho espresso la mia gratitudine a Guido per il suo supporto personale e per l’offerta di servire come suo Consigliere sulle Innovazioni in Difesa.

Sono profondamente grato per questa fiducia e partnership strategica. In questo ruolo, assisterò l’Italia nell’adozione di tecnologie di guerra moderna, nel potenziamento del suo settore della difesa e nell’adattamento alle sfide emergenti in materia di sicurezza globale. L’Ucraina e il nostro team possiedono un’esperienza unica e concreta nella guerra ad alta tecnologia che siamo desiderosi di condividere con i nostri alleati. Allo stesso tempo, il mio focus principale rimane invariato: continuo il mio lavoro in Ucraina sui progetti principali che rafforzano la nostra difesa e aiutano ad attrarre risorse internazionali.

Durante il nostro incontro, abbiamo discusso di droni, sistemi autonomi, difesa aerea e costruzione dell’ecosistema delle tecnologie di difesa. Il futuro della difesa appartiene alle nazioni che possono testare e scalare rapidamente nuove soluzioni abbinando tecnologia all’avanguardia a una produzione robusta. L’esperienza dell’Ucraina può servire da base per il nuovo modello di difesa europeo. Il nostro viaggio internazionale continua. In arrivo – conclude Fedorov – ci sono incontri chiave con partner riguardo alla digitalizzazione, alle tecnologie di difesa e al lancio di nuovi progetti collaborativi”.

 

Considerazioni

La questione dell’opportunità di offrire il ruolo di consigliere del ministro a Fedorov, posta sul piano politico soprattutto a destra del governo da Futuro Nazionale, ha avuto una eco mediatica soprattutto con le valutazioni espresse da Il Fatto Quotidiano in un contesto peraltro prevedibile all’inizio di una campagna elettorale che si trascinerà, presumibilmente senza esclusione di colpi, per un anno.

La vicenda va però esaminata ad ampio spettro tenendo conto di valutazioni che investono diversi ambiti.

Gli aspetti rilevanti riguardano il fatto che Fedorov non si trasferirà a Roma e che all’intesa di collaborazione raggiunta con Crosetto potrebbero aggiungersene altre considerato il tour internazionale di cui lo stesso Fedorov ha parlato e gli incontri ad alto livello che lo attendono, incluso quello con Elon Musk negli Stati Uniti.

In un’intervista al Financial Times, Fedorov ha detto ieri che a Washington cerca investimenti statunitensi per un fondo di tecnologia per la difesa che, nelle sue intenzioni, dovrebbe scrivere una “nuova pagina di storia” della guerra contro la Russia, creando e gestendo aziende per lo sviluppo di nuove armi.

L’ex ministro ha poi affermato di essere disponibile ad “aiutare l’America a costruire un esercito di droni, soprattutto in cambio di intercettori Patriot per l’Ucraina, così da poter sopravvivere a questo inverno”.

Una valutazione che sembra non tenere conto del fatto che il vero problema per acquisire sistemi di difesa aerea contro i missili balistici è legato alla loro carenza.

Gli Stati Uniti fornirebbero volentieri missili Patriot all’Ucraina, tenuto conto che il conto (salato) lo pagherebbero gli europei. La questione vera è che né gli USA né i loro alleati arabi ed europei hanno disponibilità di armi di questo tipo dopo che le scorte si sono ridotte al lumicino in seguito alla guerra contro l’Iran e a 4 anni di forniture all’Ucraina e a Israele.

Fedorov sta cercando il sostegno di investitori di capitale di rischio, investitori privati e aziende tecnologiche statunitensi per il fondo proposto e ha dichiarato di essere in contatto con “un gran numero” di potenziali investitori interessati all’innovazione Ucraina.

Il fondo si occuperebbe di creare nuove aziende e di investire in startup ucraine già esistenti, utilizzando capitali occidentali per sviluppare tecnologie cruciali per la capacità militari dell’Ucraina.

Fedorov cerca negli Stati Uniti quegli stanziamenti per le aziende ucraine di cui è referente che gli sono stati negati a Kiev: potrebbe quindi presto collaborare con aziende della Difesa o dell’IA statunitense, o curarne gli interessi nell’ambito di intese industriali e finanziarie. Aspetto non secondario che imporrebbe di chiedersi se tali incarichi non rischino di risultare incompatibili o conflittuali con quello di consigliere per l’innovazione del ministro della Difesa italiano.

Fedorov non è un militare ma nei mesi in cui è stato ministro della Difesa ha dato un forte impulso all’evoluzione tecnologica, non solo nei settori del droni e dell’intelligenza artificiale ma anche nella riorganizzazione del procurement e delle commesse all’industria. Elemento che potrebbe aver turbato molti equilibri consolidati nell’iper corrotto meccanismo istituzionale ucraino.

Turbative che sembrano aver influito sulla destituzione di Fedorov in un contesto critico ben testimoniato anche in questi giorni dall’improvviso deficit di 27 miliardi di dollari emerso nel bilancio della Difesa di Kiev a causa di “spese impreviste” e che ha visto il presidente Volodymyr Zelensky chiedere agli alleati europei un ulteriore sforzo per ripianarlo.

L’ipotesi è che Fedorov possa quindi trasferire al ministero della Difesa italiano una serie di esperienze in tempo di guerra utili a far acquisire ai nostri vertici militari le lezioni apprese dal conflitto, Con un recente accordo la Gran Bretagna ha barattato la possibilità di assemblare in Ucraina missili da crociera Storm Shadow con l’accesso ai dati raccolti dall’intelligenza artificiale sui campi di battaglia ucraini.

L’incarico attribuito a Fedorov potrà consentire di assicurare alle forze armate italiane dati di una rilevanza simile?

Sul pano industriale, l’apertura a Kiev di Leonardo Ukraine, tema trattato nei giorni scorsi da Analisi Difesa, induce a ritenere che la cooperazione tra Fedorov e Crosetto sia stata consolidata nella definizione di quell’accordo la scorsa primavera, quando Fedorov ricopriva il ruolo di ministro.

In quest’ottica l’operazione attuata da Fedorov per finanziare le aziende ucraine potrebbe aprire la strada a collaborazioni con Leonardo e del resto già in luglio, subito dopo la sua rimozione, Crosetto offrì a Fedorov un incarico di consigliere, che l’ucraino inizialmente rifiutò pur ringraziando per la stima accordatagli.

Sul piano politico i punti di potenziale vulnerabilità non riguardano tanto gli scenari interni all’Italia ma quelli tra Itala e Ucraina. Innanzitutto non ci sono precedenti analoghi di ministri rimossi dai vertici istituzionali della propria nazione che vengono accolti come consiglieri presso altre nazioni, per giunta alleate.

Con un’intervista alla Reuters, il 26 agosto, Fedorov ha dichiarato che l’Ucraina sta perdendo la guerra: affermazione corretta per tutte le ragioni che Analisi Difesa non si stanca da tempo di evidenziare ma che non è stata certo apprezzata dai vertici di Kiev, impegnati a nascondere l’impatto devastante del conflitto propinando agli alleati europei, che hanno già versato oltre 220 miliardi di euro nelle tasche (bucate) dell’Ucraina, la solita narrazione  propagandistica incentrata sulle supposte elevatissime perdite russe e sulla retorica che dipinge l’Ucraina come baluardo della democrazia che si immola per proteggere tutta l’Europa dall’invasione russa.

In questo contesto però, offrendo un ruolo di consigliere a un ministro che solo da “ex” afferma che l’Ucraina sta perdendo la guerra con il chiaro intento di indebolire l’immagine di Zelensky e del suo entourage, l’incarico a Fedorov rischia di incrinare le relazioni tra Roma e Kiev in un momento in cui la Coalizione dei Volenterosi si rinsalda intorno a Zelensky anche se il suo mandato è scaduto da tempo come quello del parlamento ucraino.

Fedorov continua ad affermare che non intende perseguire un futuro politico ma sarebbe forse più corretto affermare che in assenza di elezioni non è oggi candidabile.

Del resto va ricordato che l’ex ministro ucraino ha già avuto diversi incarichi: candidato senza successo al Parlamento nel 2014, divenne capo della comunicazione digitale di Zelensky nel 2019 e poi consigliere digitale del presidente. Eletto in Parlamento, si dimise subito dopo l’elezione per assumere il ruolo di Ministro della trasformazione digitale e vice primo ministro nel governo guidato da Oleksij Hončaruk. Dopo la caduta di quest’ultimo ha mantenuto entrambe le posizioni nel successivo esecutivo guidato da Denys Šmyhal.

Inoltre sta già pesantemente facendo il politico, non solo perché dopo essersi posto come l’uomo che può rinnovare un sistema corrotto gode di un crescente consenso ma anche perché ha chiesto perentoriamente a Zelensky chiarimenti sui continui scandali di corruzione che emergono quasi quotidianamente nell’entourage presidenziale, affermando che si deve votare in Ucraina anche se la guerra non è finita e contestando le iniziative del ministero della Difesa per fronteggiare l’avanzata russa.

Inoltre Fedorov ha rifiutato l’offerta di Zelensky di un incarico di consigliere presidenziale, come ha reso nota Ukrainska Pravda ma ha accettato quella, senza retribuzione, di Crosetto: difficile ritenere che questo non venga considerato da qualcuno a Kiev una sorta di “schiaffo” al presidente ucraino se non una palese manifestazione di ostilità nei suoi confronti.

Infatti il Fatto Quotidiano ha posto la domanda perché un governo che quattro giorni prima aveva rinnovato il sostegno all’esecutivo ucraino al vertice dei Volenterosi decida di affidare un incarco di consigliere a un avversario politico del presidente Zelensky.

Di certo l’incarico offerto da Roma attribuisce visibilità e legittimazione internazionale alle richieste di Fedorov e alle critiche a Zelensky e al suo governo, ponendo di fatto l’ex ministro (al pari dell’ex capo delle forze armate generale Valery Zaluzhny (nella foto sopra con Fedorov) in testa alla lista de più quotati candidati alla presidenza dell’Ucraina.

Da un lato si può osservare che l’Italia è alleata dell’Ucraina attaccata dalla Russa, non della sua attuale dirigenza, dall’altro però appare evidente che il sostegno all’ex ministro rischia di alterare i rapporti con la presidenza ucraina, peraltro da tempo screditata. Per questo occorre chiedersi se l’incarico a Fedorov indichi o meno la volontà del governo italiano di promuovere un cambio della guardia a Kiev.

Foto: Ministero Difesa Italiano, Ministero Difesa Ucraino e Ukrainska Pravda

 

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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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