Invasione di Ceuta: il rapporto che evidenzia il ruolo del Marocco e smentisce Sanchez

Mentre il governo spagnolo attribuisce le responsabilità dell’invasione di Ceuta da parte di 80mila migranti illegali del luglio scorso alla propaganda russa, il rapporto della Polizia Nazionale conclude che lo scopo migratorio era solo “una copertura formale” per incoraggiare, promuovere e indirizzare un’ondata di persone verso il confine di Ceuta.
La Commissione europea ha riconosciuto che la Russia abbia alimentato le campagne di disinformazione sull’invasione di Ceuta, ma precisa che queste sono state lanciate giorni dopo l’ingresso in massa di migranti nell’exclave e non prima.
In realtà anche molti profili social riconducibili a Israele, grande alleato del Marocco, hanno “pompato” la notizia dell’invasione di Ceuta per ragioni comprensibili (il governo di Madrid è filo-palestinese) ma non vi sono elementi che indichino attività russe o israeliane tese a scatenare l’invasione.

Il premier Pedro Sanchez, ha puntato il dito contro reti legate a Russia, Israele e all’ultradestra, accusandole di diffondere fake news su Ceuta per dividere l’Europa e ha fatto riferimento a un rapporto del Servizio europeo per l’azione esterna. Bruxelles, riferisce la radio Cadena Ser, ha ammesso privatamente l’esistenza del rapporto a cui Sanchez ha fatto riferimento ma colloca le campagne di disinformazione nei giorni successivi all’ingresso di massa.
Fonti europee riconoscono che la Russia sia effettivamente responsabile della diffusione di fake news ma, curiosamente, mantengono il più assoluto riserbo su Israele. In privato, continuano a non confermare né smentire che Israele o agenti vicini al Paese o al governo israeliano siano dietro queste campagne.
Il 1° settembre la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha risposto che “quando ci sono accuse, devono esserci dei fatti che richiedono poi una verifica, e solo allora l’accusa può essere presa sul serio.
Senza fatti, senza il supporto di cifre, date e nomi, semplicemente non c’è nulla di cui discutere. Qualsiasi altro Paese avrebbe potuto essere coinvolto, perché non ci sono prove a sostegno”.
A smontare le accuse di Sanchez ha provveduto il dossier della Policia Nacional consultato dal quotidiano La Vanguardia.
Il documento rivela che l’ingresso di massa faceva parte di una “configurazione tattica” volta, in primo luogo, a “far collassare il sistema di gestione delle frontiere” presso la diga di Tarajal, con i migranti che avrebbero attraversato a nuoto, e in secondo luogo a provocare l'”apertura delle porte” al confine a causa dell’incapacità della Spagna di intervenire, costringendo così gli irregolari ad attraversarlo a piedi.
Il rapporto specifica che tutto ciò è avvenuto con la “totale permissività” dei gendarmi marocchini, che non hanno fatto “alcun serio tentativo di ridurre, disperdere o allontanare” la folla dal perimetro di confine. Al contrario, alcuni agenti hanno partecipato “guidando” l’attraversamento via mare e indirizzandoli verso la spiaggia.

Secondo il Centro Nazionale per l’Immigrazione e le Frontiere (CENIF), autore del rapporto di 55 pagine, l’attraversamento del confine avvenuto il 30 e 31 luglio, attraverso il quale oltre 80.000 persone sono entrate in Spagna, non è stato “un incidente” causato da un fattore “spontaneo o opportunistico”.
La Vanguardia evidenzia che il ministro della Difesa Margarita Robles, intervenendo davanti al Parlamento, ha affermato che i rapporti militari indicavano che l’afflusso era dovuto all'”autogestione da parte di individui spontaneamente attratti” nella zona di confine per “ragioni di opportunità”.
La polizia sottolinea invece che un confronto con altri processi precedenti, come quello del maggio 2024, rivela elementi concomitanti, che dimostrerebbero una componente di “esperienza pregressa” che si traduce in un’azione “più complessa ed elaborata”.

Il rapporto evidenzia che lo scopo della migrazione era unicamente quello di ottenere uno status legale. Questa conclusione, secondo il CENIF, è supportata dal fatto che la maggior parte dei migranti non intendeva rimanere in Spagna. Entro 72 ore dall’attraversamento del confine, circa il 90% dei migranti ha lasciato Ceuta autonomamente.
Secondo quanto riferito dalla polizia, quest’idea è stata rafforzata da una seconda manifestazione, “molto più esplicita”, avvenuta il 15 agosto, durante la quale il Marocco ha messo in scena una dimostrazione di controllo delle frontiere. Inoltre, si è assistito alla diffusione di messaggi successivi, “anche a livello ufficiale”, riguardanti la rivendicazione di sovranità del Marocco su Ceuta e Melilla.
La polizia sottolinea anche il ruolo svolto dai social media. La diffusione virale dei messaggi, l’attivazione dei profili e la disinformazione rafforzano l’ipotesi di un comando strategico e operativo che ha agito secondo procedure “perfettamente definite”. Fondamentale in questo senso è stata quella che il rapporto definisce “gestione facilitativa” del valico, che si è sviluppata su due livelli diversi: la presenza limitata delle forze di sicurezza marocchine e la “guida attiva” della folla verso i punti di attraversamento da parte di questi gendarmi marocchini.

Questa relazione preliminare, consegnata al giudice della Corte Nazionale María Tardón, apre alla possibilità che questa “massiccia violazione della sovranità territoriale spagnola” sia stata perpetrata da individui legati alle forze di sicurezza marocchine e da individui o istituzioni “con la capacità e l’esperienza necessarie per partecipare alla fase di pianificazione del processo”.
Il rapporto include nove allarmi riguardanti il rischio di un afflusso massiccio di persone a Ceuta dal Marocco. Spiega che questi allarmi sono stati emessi dal CENIF a causa della convergenza di diversi fattori, principalmente la sentenza della Corte Suprema dell’8 luglio sull’accesso a Ceuta via mare; l’ampia diffusione sui social media di messaggi sulla permissività della Spagna all’ingresso; e le celebrazioni ufficiali della Festa del Trono.

Tutto ciò ha portato all’emissione di allarmi ai posti di frontiera a partire dal 29 luglio, riguardanti il rischio di un massiccio afflusso di migranti dal Marocco a Ceuta.
Infine, il rapporto evidenzia la “completa passività” delle forze di sicurezza marocchine al confine e l’effettiva riduzione del numero di agenti in quei giorni, che ha comportato una loro partecipazione “quasi attiva”.
(con fonte agenzie e La Vanguardia)
Foto: CENIF, La Vanguardia e Fausto Biloslavo
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








