Trump vince in Groenlandia con un accordo che soddisfa tutti

Dieci pagine, frutto di mesi di negoziati, sembrano aver posto fine con un accordo alle pretese di Donald Trump di annettersi o comunque assumere il controllo della Groenlandia.
L’intesa firmata ieri al Palazzo di Vetro da Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia, rappresenta un compromesso che di fatto attribuisce il controllo militare ed economico dell’isola danese agli Stati Uniti salvaguardando la sovranità di facciata di Nuuk e Copenhagen.
Trump non invaderà l’isola artica ma di fatto ne assumerà il controllo con un accordo che rappresenta un emendamento e un supplemento a quello che Stati Uniti e Danimarca hanno firmato nel 1951 e che già garantiva a Washington la possibilità di costruire basi militari e controllare la sicurezza della regione.
L’accordo ora riafferma la sovranità danese sul territorio artico ma anche il diritto alla autodeterminazione dei groenlandesi, compresa quindi la possibilità di scegliere l’indipendenza dalla Danimarca e in prospettiva anche la possibile annessione agli USA.
Trump ha sottolineato l’importanza delle due nuove basi militari:
- a Nasarsuaq, nel sud dell’isola, dove gli Usa avevano la base American Blue West One chiusa negli anni ’50.
- a Mestersvig, nella Groenlandia orientale, dove attualmente esiste la base di un’unità di slitte trainate da cani dell’esercito danese.
Inoltre gli Stati Uniti avranno “libero accesso” ai collegamenti di aria, terra e mare tra le due basi, e potranno anche istituire nuove strutture per droni, con le autorità danesi e groenlandesi che però avranno l’ultima parola sulla loro costruzione e localizzazione.
L’accordo soddisfa la richiesta di Trump di ampliare l’attuale presenza militare americana per contrastare la crescente presenza nnell’Artico di russi e cinesi anche se lo scorso anno il comandante delle forze danesi schierate in Groenlandia aveva negato di aver mai visto navi militari di Mosca e Pechino nei dintorni dell’isola.

Le forze statunitensi in Groenlandia sono al momento concentrate principalmente nella base militare Pituffik Space Base costruita nel 1953 nel nord dell’isola a poco più di mille chilometri dal circolo polare artico, con un contingente di 150 militari che operano un sito di monitoraggio di missili balistici intercontinentali per proteggere l’America del Nord da un attacco con missili a lungo raggio.
Durante la Guerra Fredda la presenza militare statunitense nell’isola era arrivata a 25mila militari in 17 tra basi e stazioni radar. L’accordo prevede l’esplicito divieto per nazioni non aderenti a NATO o UE di stabilire basi militari, dispiegare truppe nell’isola o avviare investimenti nel settore dei minerali critici e minerario, senza il permesso esplicito dei tre Paesi firmatari,
“Questo accordo affronta in modo permanente e completo le nostre preoccupazioni di sicurezza riguardo alla Groenlandia”, ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio, che ha guidato i negoziati per l’accordo, riferendosi alle preoccupazioni così tante volte espresse da Trump e riferite più al rischio che in Groenlandia sbarcassero compagnie minerarie cinesi più che truppe di Mosca o Pechino.
Del resto anche in ambito NATO si sorrideva della fobia di Trump, perno della narrazione della Casa Bianca circa le pretese sulla Groenlandia, smentendo la presenza di immaginarie flotte russo-cinesi intorno all’isola.
Alla fine però Trump l’ha avuta vinta e ha aggiunto che “non ci saranno costi per gli Stati Uniti” per la costruzione delle basi e l’espansione della presenza militare in Groenlandia. Non è chiaro, sottolinea Politico, cosa significherà questo: il Pentagono intende realizzare le basi sui vecchi siti militari ma lavori di costruzione e apparecchiature avranno comunque costi non indifferenti che nell’accordo non è previsto vengono condivisi con Groenlandia e Danimarca.
Il testo
Questi i passaggi essenziali del testo dell’accordo in 12 Articoli (visibile in forma integrale a questo link).
- “Nessuno Stato non membro della NATO potrà stabilire proprie installazioni militari, con o senza equipaggio, in Groenlandia, ne’ potrà mantenere una presenza permanente di forze militari nel territorio, salvo diverso accordo tra le Parti”. Nell’articolo dedicato a Investimenti diretti esteri e altre attività l’accordo recita: “data la minaccia alla sicurezza nazionale e all’ordine pubblico derivante dai crescenti tentativi degli avversari di espandere la propria influenza e il proprio controllo in Groenlandia, le Parti concordano che non sarà consentito a Stati o a investitori provenienti da uno Stato che non sia membro della NATO, partner della NATO o Stato membro dell’UE di detenere il controllo, un’influenza significativa o l’accesso a informazioni non pubbliche che possano costituire una minaccia per la sicurezza nazionale o l’ordine pubblico nell’ambito di settori o attività particolarmente sensibili nel territorio della Groenlandia (incluse le acque territoriali), a meno che non venga concordato tra le Parti che le attività di tali Stati o investitori non costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale o l’ordine pubblico.

- “Agli Stati Uniti sarà consentito di modernizzare ed espandere le proprie attività nella base spaziale di Pituffik. Agli Stati Uniti sarà consentito di istituire un’ulteriore area di difesa a Narsarsuaq e Mestersvig secondo modalità e dettagli tecnici da concordare di comune accordo tra le Parti. Gli Stati Uniti possono istituire ulteriori zone di difesa in Groenlandia e rafforzare le proprie operazioni o strutture militari. Ciascuna delle Parti può’ individuare la necessità di una nuova zona di difesa per la difesa dell’area del Trattato del Nord Atlantico, della Groenlandia e del continente americano. Tale Parte dovrà presentare una proposta che descriva l’ubicazione, la portata, le dimensioni e le tipologie di attività della zona di difesa proposta, nonché altre modalità, come le misure di mitigazione, comprese quelle necessarie per tenere conto del Memorandum d’intesa del 1991 e della Dichiarazione congiunta del 2004. Le Parti si riuniranno immediatamente per avviare consultazioni tramite il Comitato permanente al fine di decidere i dettagli di attuazione sulla base di un accordo reciproco. Se non si raggiunge un accordo entro 90 giorni in seno al Comitato permanente, le consultazioni passeranno al livello di viceministro, seguito dal livello di ministro. Gli Stati Uniti assegneranno tutti i contratti a imprese commerciali per beni e servizi relativi alla creazione, manutenzione e gestione, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, progetti di costruzione e smantellamento, delle aree di difesa in Groenlandia, a soggetti groenlandesi nella massima misura possibile, tenendo conto delle capacità e della fattibilita’ di tali soggetti nell’esecuzione dei contratti. Al fine di garantire contratti a soggetti groenlandesi, le Parti convengono di aggiornare di conseguenza le Note diplomatiche del 2020”.
- “Al fine di garantire un funzionamento sicuro ed efficace delle aree di difesa, gli Stati Uniti d’America godranno, per le proprie navi e aeromobili pubblici, nonché per le proprie forze armate e i propri veicoli, del diritto di libero accesso e di libera circolazione tra le aree di difesa attraverso la Groenlandia, comprese le acque territoriali, via terra, aria e mare. Ciò potrà applicarsi anche alle installazioni militari senza equipaggio, previo accordo tra le Parti sulle modalità al momento della loro realizzazione. Gli aeromobili degli Stati Uniti possono sorvolare e atterrare in qualsiasi territorio della Groenlandia, comprese le acque territoriali, e le navi pubbliche degli Stati Uniti possono avere accesso sottomarino e muoversi all’interno delle acque territoriali, senza restrizioni se non diversamente concordato tra le Parti. Alle navi degli Stati Uniti sarà concesso un accesso e una libertà di movimento aggiuntivi nelle acque territoriali, secondo quanto concordato dalle Parti in un dato momento, in base alle esigenze della situazione militare per la difesa dell’area del Trattato del Nord Atlantico, della Groenlandia e del continente americano, o per altri scopi che potranno essere concordati dalle Parti. Questi diritti devono essere esercitati nel massimo rispetto della società groenlandese e del suo stile di vita, comprese la caccia, la pesca e altre attività tradizionali, culturali, storiche e future”.

- “Il presente accordo non ha una data di scadenza e potrà essere modificato solo di comune accordo, conformemente all’articolo XIII dell’accordo di difesa del 1951. Nel caso in cui la Groenlandia eserciti il suo diritto all’autodeterminazione per diventare indipendente, il Governo del Regno di Danimarca e il Governo della Groenlandia garantiranno congiuntamente che lo Stato groenlandese indipendente accetti di rimanere nella NATO, anche presentando domanda di adesione se necessario, e assuma espressamente, a partire dalla data dell’indipendenza, tutti i diritti e gli obblighi del Regno di Danimarca specificati nel presente Accordo, compresi eventuali accordi o intese di attuazione tra le Parti, nonché gli Accordi di Difesa”. (La Groenlandia, a differenza della Danimarca, non fa parete né+ della UE né della NATO).
I commenti
In Europa e Nord America tutti i capi di stato o di governo hanno espresso soddisfazione per l’accordo.
L’accordo per la Groenlandia “è un fatto straordinario per l’Europa e per gli Stati Uniti, per tutti e per la Groenlandia. Sarà qualcosa di incredibile” ha detto Donald Trump, “Gli abitanti della Groenlandia sono stati gentilissimi e quelli della Danimarca eccezionali, quindi so che sarà un rapporto fantastico e duraturo. Gli Stati Uniti cominceranno a sviluppare una significativa presenza militare costruendo due basi militari di grande importanza”.

L’accordo consente a Washington di costruire lì tutte le basi militari “necessarie”, ha dichiarato oggi il segretario di Stato americano Marco Rubio. “È permanente, è per sempre. È come se questo accordo non avesse una scadenza. Ci permette di costruire tutte le basi militari necessarie per la difesa missilistica”.
L’accordo “riconosce il contributo fondamentale, storico e attuale, degli Stati Uniti alla sicurezza e alla difesa” della grande isola artica. Lo ha dichiarato il primo ministro danese, Mette Frederiksen.
“Sono molto orgogliosa di poter affermare che gli Stati Uniti hanno nella Danimarca un amico che ha sempre mantenuto la parola data, un alleato su cui si è sempre potuto contare”, ha detto Frederiksen, “stiamo firmando un accordo di difesa per la Groenlandia ancora più importante, un accordo che può durare per sempre. Questo accordo è positivo per gli Stati Uniti, per la Groenlandia, per la Danimarca, per la Nato e per l’Europa”, ha proseguito la premier danese, rivolta al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, “signor presidente, lei è stato molto chiaro sul fatto che non vuole che gli avversari si avvicinino troppo. Sono pienamente d’accordo. E, con questo accordo, ciò non accadrà. Ci assicureremo che non venga loro permesso di ottenere alcun controllo sulla Groenlandia”.
Il primo ministro della Groenlandia Jens Frederick Nielsen ha parlato di “una giornata molto importante per la nostra sicurezza”, che “si fonda su 85 anni di cooperazione in materia di sicurezza risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.Questo non è solo un accordo che ci riguarda, ma un accordo stipulato con noi. Tiene conto della popolazione della Groenlandia, dei nostri diritti, dei nostri mezzi di sostentamento e dello sviluppo del nostro Paese. È stata una priorità fondamentale per noi durante tutto questo processo. La Groenlandia è importante per la sicurezza nordamericana e per quella transatlantica. E questo accordo dimostra che siamo consapevoli della nostra responsabilità e agiamo di conseguenza”.
“Accolgo con favore l’accordo di oggi sul rafforzamento della sicurezza nell’Artico e nell’Atlantico del Nord. La mia visita in Groenlandia all’inizio di questo mese ha sottolineato l’importanza strategica della regione e la portata delle sfide”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

“Congratulazioni alla premier danese Mette Frederiksen e al primo ministro groenlandese, Jens Frederik Nielsen, per l’accordo raggiunto con gli Stati Uniti volto a rafforzare la sicurezza nell’Artico e nel Nord Atlantico” ha scritto in un post su X il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “Si tratta di un passo positivo per la cooperazione transatlantica e la sicurezza nell’Artico, fondato sul rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e del diritto del popolo groenlandese all’autodeterminazione”,
L’accordo firmato è positivo perché “conosciamo le minacce che dobbiamo affrontare e una maggiore sicurezza nell’Artico e nel Nord Atlantico e’ fondamentale sia per l’Europa che per il Nord America” ha scritto il segretario generale della NATO, Mark Rutte, in un messaggio su X. “Questa intesa unita al ruolo crescente della NATO nel garantire la sicurezza di questa regione vitale, rafforza la nostra sicurezza collettiva e favorisce un futuro più sicuro e stabile per tutti noi”.
In termini economici l’afflusso di capitali in Groenlandia vede le aziende danesi in una posizione di significativo vantaggio secondo Sofie Carsten Nielsen, direttrice degli Affari internazionali presso la Confederazione dell’industria danese. “Siamo già presenti e attivi nei settori dell’edilizia, dello sviluppo infrastrutturale, dell’offerta di apprendistati e della creazione di programmi formativi. Ora è necessario un ulteriore incremento di queste attività e le aziende danesi hanno un enorme vantaggio in questo ambito, poiché conoscono già le condizioni operative in Groenlandia.,
Valutazioni
La gran parte degli osservatori fa notare che Trump incassa quello che avrebbe potuto ottenere senza minacciare l’invasione dell’isola e senza arrivare ai ferri corti con Danimarca e alleati europei.
“Leggendo l’accordo ci si chiede perché tanto rumore per una questione che poteva essere risolta fin dall’inizio. Penso che la Danimarca abbia giocato molto bene, in modo pulito e diplomatico, qualcuno potrebbe parlare del tocco europeo”, ha dichiarato a Politico, Gregoire Roos, direttore del programma Europa di Chatham House.

“E’ un prezzo straordinariamente alto per cambiamenti relativamente moderati”, evidenzia al New York Times, Mikke Runge Olesen, dell’istituto danese di studi internazionali, notando che l’accordo contiene miglioramenti moderati per gli Stati Uniti a fronte dei danni che le minacce di Trump hanno provocato nelle relazioni con Danimarca ed Europa.
Secondo l’ex ambasciatore americano in Polonia, Daniel Fried, ora analista dell’Atlantic Council, la firma dell’accordo darebbe a Washington qualcosa da poter rivendicare come una vittoria e, soprattutto, “permette agli Usa di fare marcia indietro dalle dannose e inutili minacce di aggressione”.
Nel complesso si può affermare che l’accordo stempera le tensioni interne alla NATO e permette di non esacerbare le tensioni già senza precedenti tra le due sponde dell’Atlantico ma l’impressione è che Trump abbia ottenuto una “annessione di fatto” della Groenlandia con una crescente presenza militare ed economica che nel tempo rafforzerà i legami della grande isola con meno di 60 mila abitanti con gli USA, allentando quelli con Danimarca ed Europa.
Un altro successo della “Dottrina Donroe” (la Dottrina Monroe rivisitata da Donald Trump) nell’Emisfero Ovest da aggiungere a Panama e al Venezuela, in attesa di sviluppi forse anche militari nei confronti di Cuba.
Gli Stati Uniti hanno ottenuto carta bianca su penetrazione militare ed economica in Groenlandia nel nome di una minaccia russa e cinese tanto sbandierata quanto inesistente ma che la stessa premier danese ha dovuto evidenziare per affermare che l’accordo imposto da Washington scongiura il rischio della presenza degli “avversari” sull’isola.
In questo contesto Trump ha ottenuto un grande successo: l’anno scorso ha minacciato e preso a schiaffi danesi ed europei affermando che gli Stati Uniti dovevano annettersi la Groenlandia perché gli alleati non ertano in grado di difenderla da un nemico inesistente.

Ora danesi ed europei hanno accettato la narrazione di Trump circa la minaccia russo-cinese, cioè sono soddisfatti per aver invitato gli americani a schierarsi in forze in Groenlandia per proteggerla da quelle flotte nemiche che continuano a non esserci.
Nel gennaio di quest’anno il generale di divisione Soren Andersen, alla testa del Comando Artico Interforze (Joint Arctic Command) danese, in un’intervista al quotidiano francese Le Monde, smentì infatti le dichiarazioni di Trump secondo cui si vedevano “cacciatorpediniere e sottomarini russi ovunque” intorno alla Groenlandia.
”Sono qui al comando da due anni e mezzo e non ho visto nessuna nave da guerra russa o cinese. Dal nostro punto di vista non c’è minaccia immediata per la Groenlandia”.
La minaccia delle flotte russa a cinese nelle acque della Groenlandia è risultata quindi credibile quanto le truppe cinesi sul Canale di Panama per cui Trump lanciò l’allarme ancor prima di vincere le elezioni presidenziali. A Panama però c’erano almeno società cinesi che gestivano i porti, in Groenlandia neppure quelle.
Paradossale quindi che per difendere la Groenlandia da un nemico che non c’era e che non c’è, il premier danese Frederiksen e quello groenlandese Nielsen accettino con ostentata soddisfazione di porla sotto il controllo militare ed economico statunitense.
Sarà anche per questo che il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha definito la firma dell’accordo “una questione che riguarda i rispettivi Stati”.
Foto: Casa Bianca
Vignetta di Alberto Scafella
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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








