Ungheria: l’Aeronautica radia gli elicotteri d’attacco Mil Mi-24

Si è chiusa ufficialmente un’era per i cieli ungheresi: dopo 48 anni di onorato servizio, la Magyar Légierő (l’Aeronautica Militare di Budapest), ha ritirato definitivamente dalla linea operativa la flotta di elicotteri d’attacco Mil Mi-24, codice NATO “Hind”, seguendo quanto operato tre anni fa dalla Repubblica Ceca.
Dal 1978 al 2026, queste macchine hanno rappresentato non solo un pilastro della difesa nazionale ma un vero e proprio simbolo di potenza tecnologica e intimidazione bellica.
L’addio definitivo è avvenuto lo scorso 4 febbraio con un volo d’addio a porte chiuse. Al termine dell’ultima missione gli esemplari superstiti sono stati trainati nelle piazzole di sosta della base di Szolnok, protetti dai loro storici bastioni di terra, per il definitivo stoccaggio.
Il Mi-24 non era un semplice elicottero; la sua capacità unica di trasportare una squadra di fanti pur mantenendo la potenza di fuoco di un caccia lo aveva reso un ibrido leggendario soprannominato dai suoi equipaggi “il carro armato volante”. La sua sagoma asimmetrica, con i doppi abitacoli a bolla e le ali corte cariche di armamenti ha dominato le esercitazioni del Patto di Varsavia prima e quelle della NATO poi, arrivando persino a “vincere” storiche simulazioni di combattimento contro i caccia F-15 americani.

Il passaggio di testimone rientra nel vasto programma di modernizzazione “Zrínyi” (un piano strategico decennale per la transizione tecnologica della difesa ungherese agli standard NATO), che vede Budapest investire massicciamente in tecnologie occidentali.
Al posto dei vecchi elicotteri sovietici, l’Ungheria ha già schierato i più agili e digitalizzati Airbus H145M e H225M. Sebbene i nuovi arrivati offrano una precisione chirurgica, i veterani della base di Szolnok ammettono con nostalgia che nulla potrà replicare il timore reverenziale e il ruggito sommesso (o secondo altri un battito ritmico molto pesante) prodotto dalle turbine Klimov del vecchio “Coccodrillo”.
L’ultimo volo operativo era avvenuto alla fine di ottobre 2025 dal Mi-24P/V con matricola 334 protagonista dell’ultima esercitazione a fuoco vivo presso il poligono di Hajmáskér, in un clima carico di commozione tra tecnici e piloti consapevoli della radiazione imminente del velivolo.
Con il ritiro ufficiale si conclude quello che molti hanno definito come “48 anni di rotor wash”. Gli elicotteri, avendo superato ogni possibile estensione della vita tecnica (l’ultima probabilmente risalente al 2018) non riceveranno ulteriori aggiornamenti e verranno destinati alla conservazione storica.
Alcuni esemplari seguiranno il destino del celebre “Csörike II”, uno degli special color del Mi-24 tra i più spettacolari al mondo e già esposto al museo RepTár di Szolnok, per mantenere viva la memoria di quella che è stata la macchina da guerra più iconica del XX secolo.
L’Ungheria volta certamente pagina verso il futuro, ma il rombo del Mi-24 resterà impresso indelebilmente e inevitabilmente nella storia aeronautica del Paese.
Ma nonostante tale addio, a quasi 60 anni di distanza dal primo volo il Mi-24 continua tuttavia a operare in tantissimi paesi nel mondo e in molti conflitti (non ultimo quello tra Russia e Ucraina): la sua particolare formula che non trova analoghi in Occidente combina infatti il layout dell’elicottero d’attacco con un velivolo trasporto truppe.
Non a caso la nuova variante Mi-35M ha trovato sbocchi di vendita all’estero considerando gli acquisti di Bielorussia, Niger, Venezuela, Togo, Serbia, Nigeria, Pakistan, Mali, Kazakistan, Iraq, Uzbekistan, Ruanda, Azerbaigian, etc.
L’elicottero russo del resto continua a essere oggetto di nuovi aggiornamenti così come regolarmente riportato da Analisi Difesa.
Foto: Aeronautica Ungherese
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








