Paradossi: l’Iran utilizza il debito pubblico statunitense per finanziare la guerra

In un articolo pubblicato su Yahoo Finanza – Iran is Paying for War with Crypto Backed by America’s Debt – viene descritto il meccanismo con il quale Teheran starebbe aggirando le sanzioni imposte dalla Casa Bianca per finanziare le attività militari legate alla crisi dello stretto di Hormuz.
Lo studio, firmato da Mitchell Duran, giornalista e analista specializzato in criptovalute e tecnologia digitale, esplora il legame paradossale che mette in relazione le sanzioni statunitensi, il debito pubblico americano (sotto forma di stablecoin come Tether, criptovalute progettate per mantenere un prezzo stabile) e il finanziamento delle attività militari iraniane.
L’articolo di Duran solleva diverse questioni scottanti. Il Ruolo di Tether (USDT), la più grande e diffusa valuta cripto in circolazione, un sistema di scambio digitale che offre la stabilità del dollaro e la velocità del registro digitale blockchain e che viene normalmente utilizzato come ponte tra le valute tradizionali e l’universo cripto; i volumi di scambio legati a Nobitex, il più grande exchange iraniano di cripto valute, una piattaforma di scambi tra la valuta locale, il Rial, e le cripto valute attualmente in circolazione (Bitcoin, Ethereum e altri asset); le strutture blockchain utilizzate per le transazioni e la difficoltà nel fermare il flusso di denaro destinato all’acquisto di armamenti.
Lo studio pone l’attenzione su come l’Iran utilizzi massicciamente Tether per aggirare le sanzioni. Infatti, poiché USDT è ancorato al dollaro ed è supportato in gran parte da Titoli di Stato USA (Treasury Bonds), l’Iran, o i suoi proxy, starebbero tecnicamente utilizzando uno strumento finanziario garantito dal debito degli Stati Uniti per finanziare le proprie operazioni.
Vengono poi citati l’exchange iraniano Nobitex, descritto come uno dei principali canali attraverso cui passano miliardi di dollari in criptovalute, spesso collegati a organizzazioni sotto sanzione, e le infrastrutture Blockchain, un aspetto controverso che spiega come alcune delle tecnologie e delle reti blockchain utilizzate per queste transazioni sono state sviluppate o promosse da entità che negli Stati Uniti hanno ricevuto la “grazia” e che ad esempio potrebbe aver lavorato allo sviluppo di World Liberty Financial, la piattaforma di finanza decentralizzata conosciuta anche con la sigla DeFi.
Infine l’autore parla della sfida regolamentare, evidenziando l’impotenza (o la lentezza) delle autorità nel bloccare il flusso di denaro iraniano destinato alle attività belliche.
Operando il una “zona grigia”, una zona internazionale che non sempre risponde direttamente ai mandati del Tesoro americano, Tether diventa quindi il sistema ideale per bypassare i controlli delle autorità preposte al controllo.
Duran sottolinea come l’Iran abbia costruito un’infrastruttura di “shadow banking” che non dorme mai, veloce e sicura, capace di eliminare del tutto il ruolo delle banche tradizionali e di muovere grandi capitali, arrivando perfino ad incassare in pochi secondi i “pedaggi” richiesti alle petroliere che all’inizio della crisi hanno cercato di attraversare comunque lo Stretto di Hormuz.
Come già denunciato da Alexander Mercouris – ex avvocato britannico noto per le sue analisi geopolitiche, in particolare sulla Russia – la tesi provocatoria è evidente: nonostante gli sforzi di Washington per escludere l’Iran dal sistema dollaro, Teheran sta usando proprio la “versione digitale” del dollaro per sopravvivere. In pratica gli USA emettono debito, le società di crypto lo comprano per dare valore ai loro token, e l’Iran usa quei token per comprare droni o pagare forniture belliche.
Nel giugno 2025 Nobitex è già stato pesantemente attaccato, un’operazione hacker che ha causato all’Iran una consistente perdita di fondi ma che non ha fermato il processo di finanziamento della guerra. Il problema rimane quindi questa “nuova frontiera della finanza ombra”, un’entità che costruisce binari digitali destinati a servire gli interessi di nazioni sanzionate come l’Iran, il tutto utilizzando cripto valute che poggiano sulle fondamenta stesse dell’economia statunitense.
La preoccupazione degli analisti è che questa “mostro” stia diventando troppo grande per essere fermato. un esperimento per appassionati di tecnologia che si sta trasformando in un’arma geopolitica di precisione. Se il debito americano, la base stessa della finanza mondiale, finisce per alimentare, attraverso le cripto, le macchine belliche di nazioni ostili, si crea un corto circuito dove l’Occidente finanzia indirettamente i propri nemici. (IT Log Defence).
Eugenio Roscini VitaliVedi tutti gli articoli
Colonnello dell'Aeronautica Militare in congedo, ha conseguito un master di specializzazione in analisi di sistema e procedure all'Istituto Superiore di Telecomunicazioni. In ambito internazionale ha prestato servizio presso il Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa, la 5^ Forza Aerea Tattica Alleata e il Comando NATO di AFSOUTH. Tra il 1995 e il 2003 ha preso parte alle Operazioni NATO nei Balcani (IFOR/SFOR/KFOR). Gestisce il sito ITlogDefence.








