Sukhoi Su-57D: parlano gli esperti russi

 

 

Il debutto in volo della nuova versione biposto del caccia di quinta generazione Su-57 ha acceso un profondo dibattito nella comunità aeronautica globale. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di un’evoluzione dottrinale che trasforma il caccia stealth russo da singola piattaforma da combattimento a vero e proprio centro di comando per droni.

Per comprendere la portata di questo sviluppo, le valutazioni sul campo di Sergei Bogdan (Eroe della Russia e capo pilota collaudatore dell’Ufficio di Progettazione Sukhoi), in un’intervista fornita a Rossijskaja Gazeta, si incrociano con l’analisi strategica di Oleg Panteleev (direttore dell’agenzia Aviaport) fornita al portale dell’Aviasalon russo MAKS. Il risultato è un quadro chiaro sul futuro della guerra aerea.

L’aggiunta di un secondo abitacolo su un caccia avanzato viene spesso vista dai non addetti ai lavori come una concessione commerciale. Panteleev frena subito questa teoria ricordando che la cabina doppia (chiamata in gergo russo “sparka”) è una tradizione radicata nell’aviazione sovietica e russa, mossa da necessità storiche precise e l’analista cita dal canto suo un precedente illustre: «L’intercettore MiG-31 è diventato l’esempio più fulgido di come il sostanziale aumento delle capacità del complesso di bordo abbia richiesto una netta divisione delle funzioni tra chi pilota e chi gestisce il radar.»

Oggi, con la quinta generazione e l’aumento dei compiti ad essa demandati, almeno a est, la complessità sembra essere aumentata esponenzialmente. Gestire contemporaneamente il pilotaggio stealth, la guerra elettronica, l’elusione dei radar e l’attacco al suolo è un carico di lavoro eccessivo per un solo uomo.

Un dettaglio inedito emerso dall’analisi di Aviaport riguarda i lunghi voli dell’aviazione navale sopra distese oceaniche prive di punti di riferimento visivi. In quel contesto, la presenza di due persone in cabina offre una ridondanza di sicurezza e un supporto psicologico fondamentale, come già dimostrato dalla famiglia dei caccia Su-30SM.

Una delle prime critiche mosse dai tecnici occidentali riguarda la geometria del velivolo: l’allungamento del cupolino in vetro per ospitare il secondo pilota rischia di rovinare le forme studiate per la massima invisibilità ai radar.

Su questo punto, il pilota e l’analista offrono due risposte complementari. Da un lato, Bogdan rassicura sul comportamento dinamico del mezzo: «Le caratteristiche di un caccia di quinta generazione sono pienamente preservate. In termini di prestazioni eccezionali la versione biposto è praticamente identica al monoposto Su-57 e le minime variazioni aerodinamiche non hanno alcun impatto sulle sue prestazioni in combattimento.»

Dall’altro lato, Panteleev quantifica il compromesso radar. Anche ipotizzando che la cabina allungata aumenti la distanza di tracciamento radar del 10%, questo non costituisce un reale pericolo se si analizza la nuova dottrina d’impiego del caccia definibile come un “posto di comando volante protetto”.

Il Su-57 biposto non nascerà per ingaggiare duelli ravvicinati in solitaria, ma per coordinare i droni d’attacco gregari (i cosiddetti loyal wingmen). Saranno i droni a svolgere i compiti più pericolosi – violare le difese aeree, ingaggiare i caccia nemici, fare ricognizione – mentre il Su-57 biposto rimarrà a distanza di sicurezza, coordinando le operazioni al sicuro dietro lo scudo difensivo dei velivoli non pilotati.

Fino ad oggi il Su-57 è esistito esclusivamente in versione monoposto. Questo ha rappresentato un limite psicologico e tecnico notevole. Bogdan evidenzia come il passaggio diretto da un caccia di quarta generazione a un monoposto di quinta generazione sia un salto enorme per qualunque pilota: la disponibilità dei doppi comandi renderà l’addestramento e il riaddestramento degli equipaggi molto più rapido e sicuro.

Questo aspetto diventa cruciale per il mercato estero così come ampiamente trattato da Analisi Difesa: sebbene il velivolo sia destinato alle Forze Aerospaziali russe (VKS), Panteleev fa esplicitamente il nome del partner chiave: l’India. Nuova Delhi vanta una lunga tradizione di acquisti di varianti biposto Sukhoi. Secondo l’analista, l’interesse e i potenziali investimenti di grandi committenti stranieri come l’India hanno l’effetto strategico di «spostare la timeline a sinistra», ovvero di accelerare lo sviluppo e la produzione industriale della variante a doppio sedile.

Con la rapidissima introduzione dell’Intelligenza Artificiale nei sistemi d’arma, tuttavia sorge spontanea una domanda: serve davvero un secondo uomo a bordo nel prossimo futuro? Panteleev rivela che la questione è oggetto di un acceso dibattito globale tra Russia, Stati Uniti e Cina e nessuno ha ancora preso una decisione definitiva. Al momento, l’ostacolo principale all’eliminazione dell’essere umano è di natura etica e legale: chi risponde se un algoritmo colpisce un obiettivo civile? Tuttavia, in un conflitto su larga scala, le considerazioni morali tendono (purtroppo) a passare in secondo piano rispetto all’efficacia militare.

In questa transizione, la versione biposto del Su-57 si colloca come l’anello di congiunzione perfetto. Nel prossimo decennio l’uomo sarà insostituibile per supervisionare, correggere e “addestrare” sul campo l’Intelligenza Artificiale. Solo quando gli algoritmi avranno completato questo apprendimento profondo, l’efficacia pura del combattimento cinetico ed elettromagnetico passerà alle macchine, lasciando all’uomo il controllo strategico e il valore simbolico delle parate aeree.

A questo punto, come dicevamo, il panorama mondiale dei caccia di quinta generazione mostra una netta spaccatura: da un lato Russia e Cina sviluppano le varianti biposto (Su-57 e J-20), dall’altro gli Stati Uniti sono rimasti fedeli alla configurazione esclusivamente monoposto per l’F-22 e l’F-35.

Panteleev spiega che il Pentagono ha scommesso tutto su una totale automazione dei sistemi ritenendo che i computer di bordo fossero sufficienti a ridurre il carico di lavoro del singolo pilota, eliminando la necessità della variante scuola grazie all’uso massiccio di simulatori a terra. L’esperienza in combattimento accumulata finora dagli Stati Uniti e da Israele con l’F-35 non ha ancora fatto emergere il bisogno di una versione biposto. Tuttavia, la nuova era dei droni d’attacco interconnessi potrebbe presto costringere i progettisti occidentali a rivedere i propri piani.

In merito alle indiscrezioni della stampa su una imminente sostituzione dei sistemi idraulici del Su-57 con attuatori completamente elettrici, Bogdan raffredda gli entusiasmi con il pragmatismo del collaudatore: si tratta di progetti futuri che richiederanno finanziamenti dedicati e che riguarderanno i lotti di produzione successivi. I velivoli di domani potrebbero differire sensibilmente da quelli odierni.

Per adesso, la certezza risiede nel successo del primo volo di prova della variante biposto. Condotto in modalità a medio raggio, il collaudo si è concluso positivamente. Bogdan ha siglato il test con la tipica sintesi dei professionisti del volo: «Il volo è andato normalmente». Una frase semplice che conferma la stabilità della piattaforma e l’inizio ufficiale di una nuova era per l’aviazione da caccia di quinta generazione russa.

Foto:  UAC/Sukhoi

 

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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