Polonia e Ucraina cercano un accordo per MiG 29 e droni

 

 

I tentativi di trasferire all’Ucraina gli ultimi 14 caccia MiG-29 “Fulcrum” rimasti in servizio nell’Aeronautica militare polacca sono giunti a un punto di forte tensione geopolitica e finanziaria.

Se da un lato il fronte ucraino continua a richiedere pezzi di ricambio e cellule per mantenere la propria flotta operativa, dall’altro la trattativa tra Varsavia e Kiev si è trasformata in un braccio di ferro segnato da veti, costi elevati e richieste di compensazione tecnologica.

Il supporto aereo polacco all’Ucraina non è una novità. Già nel marzo 2023, la Polonia aveva avviato le prime consegne di MiG-29, velivoli con una storia complessa molti dei quali acquisiti dalla Germania nel 2004 al prezzo simbolico di 1 euro. I caccia polacchi hanno rappresentato fin da subito una risorsa strategica per l’Aeronautica ucraina: pur trattandosi di piattaforme datate, Kiev ne ha saputo adattare le capacità, impiegandole come vettori per munizionamento di precisione occidentale come i missili antiradar AGM-88 HARM, i missili aria-aria Sidewinder e AMRAAM e le bombe guidate JDAM-ER o AASM-250 HAMMER.

Tuttavia, tra l’inizio e la primavera del 2026, la trattativa per la cessione degli ultimi 14 esemplari ha incontrato i primi ostacoli significativi. Da un lato, Varsavia aveva condizionato il trasferimento al risarcimento economico da parte dell’Unione Europea, un meccanismo di rimborso rimasto bloccato a suo tempo dal veto dell’Ungheria.

Dall’altro, con l’introduzione dei nuovi FA-50 e l’imminente arrivo degli F-35A, la Polonia considerava ormai esaurito il ciclo di vita operativo dei MiG-29, ritenendoli del tutto antieconomici da mantenere in servizio.

Nel corso del mese di luglio tuttavia, la diplomazia tra i due Paesi ha registrato un netto peggioramento delle posizioni spostando il focus dal piano finanziario a quello industriale e dello stato effettivo dei velivoli.

Su questo irrigidimento negoziale hanno pesato in modo determinante anche i recenti e acuti dissidi diplomatici: le polemiche tra Varsavia e Kiev sono infatti esplose a causa della decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di intitolare un reparto militare agli “Eroi dell’UPA” (l’Esercito Insurrezionale Ucraino), riaprendo i duri scontri storici sul nazionalismo ucraino e sui massacri della popolazione polacca durante la Seconda guerra mondiale.

Inizialmente, le autorità polacche hanno chiarito che il trasferimento dei caccia non sarebbe avvenuto a titolo gratuito. Il ministro della Difesa polacco, Władysław Kosiniak-Kamysh, e il viceministro Cezary Tomczyk hanno posto come condizione la solidarietà reciproca chiedendo a Kiev l’accesso alle sue tecnologie nazionali per droni e sistemi anti-drone.

Di fronte al rifiuto dell’Ucraina i colloqui si sono momentaneamente interrotti, per poi riaprirsi con una precisazione da parte di Varsavia: eventuali ammodernamenti sui MiG-29 saranno effettuati solo a spese di Kiev o tramite finanziamenti di terzi Paesi europei.

La risposta ucraina non si è fatta attendere. Fonti vicine al dossier hanno rivelato che la Difesa ucraina, valutate le condizioni dei 14 aerei – dei quali solo 6 o 8 risulterebbero effettivamente in grado di volare – ha giudicato il pacchetto privo di un valore operativo sufficiente senza [costosi] interventi di riparazione strutturale.

Di fronte al rifiuto di Varsavia di farsi carico degli aggiornamenti, Kiev ha comunicato di non essere più interessata a rilevare i velivoli alle condizioni attuali.

Mentre i negoziati diretti tra Varsavia e Kiev restano in bilico, il viceministro della Difesa polacco Pawel Zalewski ha confermato che un Paese alleato della NATO (fonti di settore indicano la Bulgaria) avrebbe proposto un accordo alternativo per la gestione o il trasferimento dei caccia. Nonostante ciò, il Ministero della Difesa polacco ribadisce che la priorità diplomatica rimane il dialogo diretto con l’Ucraina.

I MiG-29 polacchi, un tempo simbolo dell’immediata assistenza militare sul fianco est della NATO, si ritrovano adesso al centro di un complesso calcolo costi-benefici.

Per l’Ucraina, l’interesse verso queste cellule rimane legato principalmente alla necessità di cannibalizzarne componenti meccaniche e motori di ricambio per sostenere la flotta esistente. Per la Polonia, la priorità resta evitare costi a carico del proprio bilancio nazionale in assenza di un rientro economico o tecnologico chiaro.

Il futuro dei 14 “Fulcrum” rimane dunque sospeso tra le diplomazie dei Paesi NATO e l’evoluzione delle capacità industriali dei due Paesi.

Mentre scriviamo giunge infine notizia che il ministro della Difesa polacco, Władysław Kosiniak-Kamysz, ha confermato in un’intervista al Washington Post che l’offerta per i MiG-29 è ancora sul tavolo ribadendo tuttavia la richiesta di ottenere in cambio la tecnologia avanzata per i droni sviluppata da Kiev.

Respingendo le valutazioni negative sull’efficienza dei velivoli – definiti al contrario in ottime condizioni e ambiti anche dalla Bulgaria (confermando quanto scritto sopra; N.d.A.) – il ministro ha posto un ultimatum, avvertendo che il tempo a disposizione dell’Ucraina per accettare le condizioni scadrà nelle prossime settimane.

Il 31 luglio l’Ucraina ha proposto alla Polonia una fornitura di droni per la cessione dei Mig-29: lo ha confermato la viceministra della Difesa polacca Paulina Sobkowiak-Czarnecka, aggiungendo che la nuova proposta del team del presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stata piuttosto specifica.

Allo stesso tempo, secondo la viceministra, il governo polacco non sta prendendo in considerazione uno scenario in cui Varsavia si farebbe carico della modernizzazione di questi caccia. Inoltre, Sobkowiak-Czarnecka ha chiarito che la Polonia non intende vendere i Mig-29 alla Bulgaria perché i negoziati per l’acquisizione di aerei da combattimento sono stati avviati prima con Kiev.

Foto Aeronautica Polacca

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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