Sempre più pesantemente armati i caccia imbarcati cinesi J-15T

Alcune recenti immagini diffuse sui portali militari cinesi mostrano il caccia imbarcato J-15T mentre decolla dalla portaerei “Fujian” della locale Marina Militare. L’aereo è visibile con un carico bellico di quattro missili antinave YJ-83K, vettori da 800 kg ciascuno con una gittata – in base all’altitudine di lancio – tra i 180 e i 250 km, quota di crociera sui 20 metri e fase finale d’attacco a soli 5 metri dal mare.
Questo assetto dimostra la reale efficacia della catapulta elettromagnetica della Fujian capace di far decollare caccia pesanti a pieno carico.
Sulle portaerei con trampolino come la “Liaoning”, invece, i limiti di massa consentivano di imbarcare soltanto due YJ-83K sotto le ali affiancati da due missili aria-aria PL-12 sotto la fusoliera per l’autodifesa.

Il J-15T integra motori nazionali WS-10, radar AESA e una nuova avionica. Risulta inoltre compatibile con i missili aria-aria PL-15, gli antiradar YJ-91 (pensati contro le unità statunitensi con sistema Aegis) e i futuri antinave supersonici YJ-15.
Con l’ingresso in servizio della Fujian e di questi assetti, la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione aumenta quindi in modo netto la potenza di fuoco dei propri gruppi navali.
Ricordiamo che dal punto di vista dello sviluppo il progetto J-15 nasce dall’ingegneria inversa sul prototipo T-10K-3, la versione sperimentale del sovietico Su-33 acquistata dall’Ucraina nel 2001. La Shenyang Aircraft Corporation ne ha studiato cellula, alette canard e meccanismi di ripiegamento alare: se l’aerodinamica esterna conserva le linee del “Flanker” sovietico, la componentistica interna – dai comandi fly-by-wire alla guerra elettronica – è interamente cinese.

Nello specifico, la “T” della variante J-15T sta per Tianshe (“lanciato da catapulta”) e ne identifica il carrello anteriore rinforzato per il decollo assistito. Un’altra variante nota è la J-15D, derivata dal biposto J-15S e concepita per missioni SEAD e guerra elettronica in modo analogo all’americano EA-18G Growler. Quest’ultima monta pod EW alle estremità alari, sistemi ECM subalari e missili antiradar, rinunciando però al sensore ottico IRST.
Foto: Marina Cinese
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








