Operativi i primi Sukhoi Su-34ME dell’Algeria

La parabola del cacciabombardiere Sukhoi Su-34 nel mercato globale della difesa rappresenta un caso di studio emblematico per comprendere l’intreccio tra sforzi industriali, necessità belliche e riallineamenti strategici.
Per anni descritto come un sistema d’arma ad uso esclusivo delle Forze Aerospaziali Russe, il “Fullback” (Codice NATO del Su-34) ha ufficialmente infranto questo tabù, trovando nell’Algeria il suo primo storico acquirente internazionale. Il consolidamento di questo passaggio epocale, documentato recentemente, si è sviluppato attraverso una serie di tappe analitiche e avvistamenti che testimoniano la complessa transizione di questo velivolo dalla fabbrica al teatro operativo nordafricano.
Il primo indizio concreto di questa svolta geopolitica risale al maggio 2025, quando Analisi Difesa metteva in luce un’anomalia cromatica nei cieli russi.
Sui canali Telegram specializzati era infatti comparsa l’immagine di un Sukhoi Su-34 che sfoggiava un’insolita livrea desertica a due toni di marrone (sabbia e ruggine). Si trattava di una rottura netta rispetto ai tradizionali tre toni di azzurro impiegati dalle VKS o al grigio scuro intenso (o melanzana) dell’Aviazione della Marina russa. Quella colorazione inedita aprì immediatamente il campo alle ipotesi sul destinatario.

Sebbene l’Iran figurasse tra i candidati plausibili a causa della crescente cooperazione militare legata alla fornitura di droni Shahed (poi nazionalizzati in Russia col nome di Geran) per il conflitto in Ucraina e della necessità di rinnovare una flotta aerea obsoleta, gli indizi maggiori pendevano già allora verso l’Algeria, storico e colossale acquirente di hardware militare “Made in Russia”, con un portafoglio estremamente ampio e variegato di velivoli (trainer, caccia, elicotteri, aerei anfibi) di fabbricazione russa.
La conferma definitiva alle intuizioni della primavera non tardò ad arrivare. Nell’agosto 2025, Analisi Difesa documentava il passaggio dalle ipotesi alla certezza tecnica. Presso l’aeroporto di Zhukovsky venivano infatti fotografati a distanza ravvicinata i primi esemplari della variante da esportazione, denominata ufficialmente Su-34ME, caratterizzati dalla mimetica nei suddetti toni del ruggine e della sabbia con dielettrici bianchi. Le immagini confermavano l’adempimento di un maxi-contratto siglato nel dicembre 2019 inserito in un più ampio pacchetto di cooperazione tecnico-militare che prevedeva la fornitura ad Algeri di 14 caccia di quinta generazione Su-57E, 14 caccia multiruolo Su-35E e 14 cacciabombardieri Su-34ME.
Il percorso che ha portato questi velivoli in Nord Africa è stato tuttavia lungo e tortuoso influenzato direttamente dalle dinamiche globali: le prime discussioni sulla possibilità di acquistare i Su-34 risalgono addirittura al 2006, nell’ambito di un importante accordo di fornitura per la difesa tra Russia e Algeria del valore di circa 7,5 miliardi di dollari. Nel 2016, Sergei Smirnov, CEO dello stabilimento aeronautico “V.P. Chkalov” di Novosibirsk (NAZ in russo, NAPO in inglese), aveva confermato pubblicamente la ricezione di una richiesta algerina per 12 Su-34.
Il contratto definitivo per la versione da esportazione del Su-34ME è stato firmato nel 2019 dopo aver osservato le eccellenti prestazioni del bombardiere nella campagna siriana, tuttavia la produzione avviata nel gennaio 2021 presso lo stabilimento NAPO di Novosibirsk ha subito forti rallentamenti.

L’inizio del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022 ha infatti costretto Mosca a ricalibrare le proprie priorità industriali dirottando i velivoli di serie verso le linee di combattimento della propria aeronautica.
Solo lo straordinario sforzo produttivo della NAPO, che nell’aprile 2025 ha raddoppiato i ritmi annuali raggiungendo circa trenta velivoli grazie a turni di lavoro h24, ha permesso di sbloccare le commesse estere e completare l’addestramento dei piloti algerini ad Akhtubinsk.
L’epilogo di questa vicenda si è materializzato all’inizio di giugno 2026. Fonti d’intelligence e immagini satellitari commerciali della base aerea di Laghouat hanno confermato che i primi quattro Sukhoi Su-34ME sono ufficialmente entrati in servizio con l’Aeronautica Algerina dopo aver persino preso parte a esercitazioni programmate nello scorso marzo al fianco dei più anziani Su-24MK.
I restanti dieci velivoli dell’ordine iniziale si trovano ancora in fase di produzione e collaudo in Russia. Ironia della sorte, i colori finali dei modelli immortalati sono praticamente identici a quelli dell’Aviazione russa, segno che la colorazione ruggine-sabbia non ha incontrato il gradimento del cliente.
O almeno, questo è quello che ha riferito uno dei blogger russi con più agganci al sistema militare degli ultimi cinque anni: l’ex pilota militare Fighter Bomber. Dal punto di vista tecnologico, il Su-34ME algerino non è una versione depotenziata, ma un sofisticato cacciabombardiere di “generazione 4++” che integra soluzioni d’avanguardia derivate dai caccia più recenti.
Con un peso normale al decollo di quasi quaranta tonnellate, motori AL-31F e una cabina blindata da una tonnellata e mezza, il velivolo vanta un carico bellico di 8.500 kg distribuito su dodici punti d’attacco, idoneo all’impiego di missili guidati aria-superficie Kh-31 e Kh-59, ordigni antinave e munizioni plananti con modulo UMPK.
Rispetto ai modelli standard in dotazione alle Forze russe, la variante algerina presenta addirittura modifiche esclusive: un modulo di puntamento laser migliorato installato sul muso, sensori di allarme radar sulla fusoliera disposti secondo lo schema del Su-35S, luci di atterraggio a LED sul carrello anteriore mutuate dal caccia di quinta generazione Su-57 e carenature a pettine aggiuntive legate ai sistemi di difesa elettronica di bordo.

Questa massiccia introduzione di tecnologia risponde a un preciso piano di modernizzazione di Algeri volto a sostituire – come in Russia del resto – i circa quaranta bombardieri sovietici Su-24M “Fencer” ancora in servizio.
Con la già ventilata opzione di raddoppiare l’ordine per costituire due squadroni di Su-34ME, l’Algeria consolida definitivamente la propria superiorità aerea e la propria proiezione di potenza a lungo raggio nel quadrante nordafricano e mediterraneo.
Foto Sukhoi e Aeronautica Algerina
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








