Primo rullaggio per il Sukhoi Su-57 biposto

 

 

L’evoluzione del velivolo da combattimento stealth russo di quinta generazione Sukhoi Su-57 (codice NATO “Felon”) ha segnato una tappa fondamentale. Le notizie provenienti dai canali specializzati russi confermano che la nuova e attesa variante biposto ha effettuato le prime prove di rullaggio a terra. Questo sviluppo non giunge improvviso, ma rappresenta piuttosto la concretizzazione di un percorso industriale e strategico i cui tasselli erano già stati delineati negli anni scorsi.

Analisi Difesa aveva già intercettato questa linea di sviluppo già nel settembre 2021. All’epoca, l’allora ministro dell’Industria e del Commercio russo Denis Manturov, aveva annunciato l’avvio dei lavori di modernizzazione del “Felon”, nonostante il velivolo fosse entrato in servizio con le Forze Aerospaziali russe (VKS) da pochissimo tempo e in un numero minimo di esemplari.

Già in quella fase emergevano i piani del Ministero della Difesa e del Sukhoi Design Bureau per lo sviluppo di una configurazione biposto. L’obiettivo primario identificato era l’esportazione: l’allora vice primo ministro Yuri Borisov aveva sottolineato il forte interesse straniero per una piattaforma destinata a evolversi anno dopo anno, legando l’appeal internazionale del caccia alla sua effettiva operatività tra i reparti russi.

Il riferimento principale era chiaramente il mercato asiatico, con il mai del tutto accantonato interesse dell’India (dopo la precedente chiusura del programma congiunto FGFA nel 2018) e di altri cinque paesi del sud-est asiatico (tra cui il Vietnam).

La scelta di Sukhoi poggia su una solida logica commerciale: storicamente, le varianti biposto della famiglia Flanker (come ad esempio i vari Su-30, K, SM, SM2, MK, MK2, MKI, MKA, etc.) hanno ottenuto un successo planetario con oltre 600 esemplari esportati. Di converso, il pur avanzatissimo monoposto Su-35 ha visto il suo successo commerciale internazionale fortemente limitato, seppure, ad onor del vero, ostacolato dalla geopolitica: se si escludono infatti la Cina e l’Algeria (e il possibile contratto con l’Iran), paesi come l’Egitto e l’Indonesia hanno dovuto rinunciare o ritirare i propri ordini già siglati proprio a causa della minaccia delle sanzioni statunitensi tramite il CAATSA.

Un secondo e decisivo riscontro sulle intenzioni di Mosca è arrivato nel dicembre 2023, quando sempre Analisi Difesa ha dato notizia del deposito, da parte della UAC del brevetto per un aereo stealth biposto multiruolo, chiaramente identificabile come una variante del Su-57.

Il brevetto ha svelato dettagli tecnici cruciali: una sezione del muso allargata per ospitare la cabina tandem e un incremento del 10% dell’autonomia grazie all’ampliamento dei serbatoi. Il documento non descriveva la macchina come un semplice addestratore, bensì come un vero e proprio “posto di comando aereo”. La cabina posteriore, dotata di schermi più grandi del 50%, è stata progettata per un operatore dei sistemi d’arma e navigatore.

Il brevetto faceva esplicito riferimento alla gestione di UAV lanciabili in volo da alloggiamenti interni, confermando che il secondo membro dell’equipaggio avrebbe avuto il compito di coordinare i droni gregari, alleggerendo il carico di lavoro del pilota. Tra questi spicca il Sukhoi S-70 “Okhotnik”, che già nel 2019 aveva effettuato voli congiunti con il Su-57 agendo come amplificatore di sensori, oltre ai nuovi mini-UAV d’attacco, ricognizione e guerra elettronica recentemente sviluppati (come riportato dall’agenzia TASS) per saturare e violare le difese aeree nemiche.

I recenti movimenti sulla pista di volo confermano che il progetto ha lasciato i tavoli da disegno.

E’ stato il noto blogger militare russo Fighter Bomber ad aver annunciato lo scorso 16 maggio che la nuova variante biposto aveva effettuato le prime prove di rullaggio. «Resta l’incertezza – ha dichiarato l’ex pilota militare – sulla designazione ufficiale: potrebbe trattarsi di Su-57UB (Uchebno-Boyevoy, addestramento operativo), Su-57D (Dvukhmestny, biposto) o Su-57ED (Exportny Dvukhmestny, esportazione biposto).»

Sull’effettiva utilità di questa variante per la prima linea russa è intervenuto un altro autorevole blogger militare, Voevoda Broadcasting, esprimendo un punto di vista prettamente operativo: – «Non importa assolutamente come lo chiameranno. L’importante è che vada in produzione di serie. E, cosa fondamentale, i nostri piloti di linea che provengono dal Su-35 non hanno alcun problema di transizione sul Su-57, anche senza la versione ‘Spark’ [biposto]. Il Su-57UB serve soprattutto per gli ordini esteri.»

Le valutazioni degli esperti e dei piloti russi offrono una chiave di lettura realistica sul futuro del programma.

A differenza dei caccia occidentali di quinta generazione (come F-22 e F-35) e dei futuri progetti globali che puntano esclusivamente sulla configurazione monoposto grazie all’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, la scelta russa risponde a due esigenze distinte.

In primis il fattore export: come evidenziato da Voevoda Broadcasting e dalle passate analisi sui mercati asiatici, la presenza di un secondo ufficiale a bordo è un requisito psicologico e operativo fondamentale per molti clienti stranieri, sia per l’addestramento sia per la gestione di lunghe missioni di pattugliamento.

Non ultimo la gestione dei droni in teatro di guerra: sebbene la transizione dei piloti russi dal Su-35 al Su-57 monoposto sia fluida grazie alla moderna avionica integrata, l’esperienza maturata nei recenti teatri operativi (come in Siria e in Ucraina) suggerisce che la gestione simultanea del proprio velivolo e di uno sciame di droni gregari (o di un pesante UCAV come l’Okhotnik) sia un compito oltremodo eccessivo per un singolo pilota.

Che la sigla finale sia UB, D o ED, la variante biposto del “Felon” rappresenta per la Russia sia una mossa commerciale per sbloccare i contratti internazionali, sia una necessità tattica per trasformare il caccia di quinta generazione in una vera e propria centrale di comando volante per le future guerre.

Immagini: Sukhoi

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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