L’Italia chiede il rafforzamento della missione europea Aspides nel Mar Rosso

 

 

La fregata (FREMM) Bergamini della Marina Militare italiana, basata a Gibuti, ha scortato il 18 settembre mercantile Jolly Oro della compagnia di navigazione Ignazio Messina & C., durante il transito dello Stretto di Bab el-Mandeb, in direzione nord, nell’ambito dell’Operazione Ue Aspides.

Il timore espresso già nei giorni precedenti dal ministro della Difesa Guido Crosetto è dal ministro degli Esteri Antonio Tajani riguarda la possibilità che le milizie del movimento Ansar Allah dell’etnia Houthi possano tornare a minacciare il traffico mercantile dopo aver assunto il controllo dell’intera costa yemenita che vi si affaccia e delle isole di Perim. Hanish e degli altri isolotti yemeniti.

Dopo gli attacchi condotti con droni lanciati dall’Iraq che hanno causato la chiusura dell’oleodotto Est-Ovest saudita da 7 milioni di barili al giorno lungo un percorso di 1.200 chilometri (collega i giacimenti della Provincia Orientale al terminal di Yanbu, sul Mar Rosso), i sauditi stanno cercando di riprendere l’export con le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se, secondo i dati di KPLER, negli ultimi sei giorni l’Arabia Saudita ha trasportato greggio attraverso lo stretto a un ritmo di soli 2,9 milioni di barili al giorno.

Nel complesso il  volume totale dei carichi di greggio saudita è sceso dai 7,5 milioni di barili giornalieri registrati a gennaio e febbraio a circa 2,1 milioni a metà settembre, con un calo superiore al 70%.

Roma ha chiesto a Bruxelles di potenziare la missione oggi composta dalla fregata italiana e  una greca, con almeno altre due unità: nel febbraio 2024 navi francesi e tedesche si unirono alla missione appena costituita dall’Unione Europea quando gli Houthi attaccavano i mercantili in transito nello Stretto.

Il 20 settembre l’Alto commissario per la politica estera e di sicurezza Kaja Kallas ha evidenziato la necessità di la necessità di rafforzare Aspides con più navi, più mezzi aerei e una presenza europea da aumentare “in modo sostanziale”

Nella lettera inviata alle delegazioni degli Stati membri Kallas ha avvertito che, di fronte al deterioramento della situazione a Bab el-Mandeb, “abbiamo bisogno di più assetti navali e aerei, adeguatamente equipaggiati“, comprese maggiori capacità per assicurare la “protezione ravvicinata. Eunavfor Aspides continua a sostenere la libertà di navigazione attraverso Bab el-Mandeb sulla base degli assetti forniti dagli Stati membri”, ricorda Kallas. Ma, aggiunge, “nell’attuale contesto di accresciuta insicurezza dobbiamo essere in grado di aumentare in modo sostanziale la nostra presenza, per garantire che l’operazione possa svolgere pienamente il proprio mandato”.

La richiesta arriva dopo la lettera con cui il Crosetto aveva sollecitato un rafforzamento di Aspides, mentre l’Italia continua a garantire con la fregata Carlo Bergamini una parte importante delle scorte ai mercantili attraverso lo stretto.

L’ANSA ha sottolineato che gli scenari che si aprono sono sostanzialmente due. Il primo è che altri Paesi europei decidano di mettere direttamente a disposizione propri assetti navali. Il secondo è che sia l’Italia a incrementare ulteriormente il proprio contributo oltre alla Bergamini. In questo caso, però, Roma chiede che il relativo onere finanziario venga condiviso tra i Ventisette.

Eventuali ulteriori invii di navi italiane richiederebbero comunque i necessari passaggi istituzionali nazionali. Nell’area di Bab el-Mandeb la Francia dispone intanto di due unità navali, non impegnate in Aspides ma che costituiscono la presenza navale francese nell’Oceano Indiano dove Parigi schiera forze terrestri, aeree e navali (3.600 soldati) a Gibuti e Reunion/Mayotte.

Non sembra però che la gran parte dei partner europei considerino prioritario un intervento nel Mar Rosso e siano disposti a contribuire al rafforzamento della missione, forse perché lontani dal bacino del Mediterraneo o perché al momento non ci sono minacce oer i mercantili in transito.. Se ne parlerà nelle prossime riunioni del Consiglio Affari esteri in formato Difesa il 28 settembre e poi del Consiglio Affari esteri il 12 ottobre.

L’urgenza indicata da Kallas nasce dal nuovo equilibrio sul terreno: la conquista da parte degli Houthi del porto di Mokha, dell’isola di Perim e delle isole Hanish ha aumentato la loro capacità di pressione su Bab el-Mandeb, creando “una seria minaccia alla sicurezza marittima lungo una rotta di transito internazionale fondamentale”.

Preoccupazioni forse eccessive, almeno al momento, poiché le recenti conquiste territoriali delle milizie di Ansar Allah sono da mettere in relazione alla guerra civile yemenita e alle operazioni contro le milizie filo-governative sostenute dall’Arabia saudita.

L’estensione dell’area costiera sotto il controllo degli Houthi potrebbe amplificare le capacità di Ansar Allah di colpire le navi in transito ma si tratta di una capacità che gli Houthi avevano ben dimostrato di avere già nel 2024 e poi lo scorso anno riuscendo a respingere gli attacchi statunitensi fino a concludere un accordo con Washington basato sullo stop ai raid americani in cambio della fine degli attacchi ai mercantili.

Accordo che gli Stati Uniti intendono rispettare come dimostra il rifiuto di sostenere con le armi la campagna militare saudita contro gli Houthi mentre anche il capo del Consiglio presidenziale dello Yemen, Rashad al-Alimi, sostenuto dall’Arabia Saudita, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente statunitense Donald Trump durante il quale ha chiesto il sostegno americano contro gli Houthi.

Il primo ministro britannico, Andy Burnham, ha invece autorizzato il sostegno militare del Regno Unito all’Arabia Saudita affermando che la decisione è “nell’interesse” del Paese e contribuirà a scongiurare una crisi dei carburanti. L’accordo, definito “limitato nel tempo” e di natura “difensiva”, prevede l’impiego di un aerocisterna Voyager per il rifornimento in volo dei caccia sauditi e potrebbe diventare operativo entro pochi giorni.

Burnham ha sottolineato che mantenere aperti gli oleodotti è nell’interesse del Regno Unito e che Londra “sta facendo la sua parte”. Una piccola squadra di consiglieri militari britannici è già stata dispiegata nel regno.

A quanto risulta da tutte le dichiarazioni, anche Ansar Allah ha reso noto di non voler riprendere gli attacchi ai mercantili, limitandosi a colpire solo quelle saudite.

Il 19 settembre Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell’informazione del governo Houthi a Sanaa, ha dichiarato all’ANSA che “la nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita. Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese. Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi”.

Un’affermazione polemica che fa riferimento al danneggiamento di un caccia Typhoon italiano sulla base saudita di Taif, la stessa da dove partono i raid sauditi sullo Yemen e che evidenzia il rischio che la missione delle due Task Force Arabia (air e Land di Aeronautica ed Esercito) possa far apparire Roma co-belligerante al fianco di Riad nella guerra contro gli Houthi. Non a caso le opposizioni chiedono spiegazioni circa una missione mai discussa apertamente né autorizzata in modo specifico dal Parlamento,

Il rischio di apparire co-belligeranti al fianco di Riad comporta seri rischi poiché in tal caso le milizie yemenite avrebbero motivo di prendere di mira i nostri mercantili in transito all’imboccatura meridionale del Mar Rosso.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un’intervista al Corriere della Sera ha sottolineato che in quell’area “abbiamo un forte interesse strategico. Il 40% dell’intero traffico marittimo commerciale dell’Italia e il 60% delle merci esportate verso l’Asia passano attraverso il Mar Rosso“, ricordando che da mesi l’Italia chiede di rafforzare Aspides e sollecita gli altri Stati a intervenire al suo fianco, richiesta che rinnoverà a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. “O mandano altre unità o devono farsi carico di una parte del costo economico. Aspides deve assolutamente continuare ed essere rafforzata”. 

Tajani ha però precisato che “non siamo in guerra. Tanto è vero che la missione europea Aspides è nata e rimane una missione difensiva, che vuole solo garantire il passaggio dei mercantili che transitano dal Mar Rosso e da Bab el-Mandeb proteggendoli da eventuali attacchi degli Houthi”

Attacchi che però al momento non ci sono e non vengono neppure minacciati. Anzi, le fonti del movimento Ansar Allah escludono operazioni contro le navi mercantili in transito che non siano saudite.

In un’intervista al sito Geopolitica il ministro degli Esteri ad interim del governo di Sana’ controllato da Ansar Allah, Abdulwahid Abu Ras, afferma che le milizie Houthi disponevano già da anni della capacità di sorvegliare e colpire obiettivi nel Mar Rosso e nello stretto precisando  che le recenti conquiste territoriali non hanno modificato radicalmente le sue capacità militari. Soprattutto, nega che Ansar Allah intenda chiudere lo Stretto di Bab el Mandeb e si esprime a favore della libera navigazione e della sicurezza nel Mar Rosso.

Il punto di equilibrio per l’Italia e le nazioni europee dovrebbe quindi essere improntato a una prudente attenzione nei confronti di una minaccia al momento solo potenziale: predisporre navi militari e assetti aerei che in casi di necessità possano proteggere i mercantili in transito, evitando però di schierarsi o di apparire schierati per non venire coinvolti ancora una volta in una guerra non nostra.

Immagini: Wikpedia, Marina Militare Italiana e Operazione Aspides

 

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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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